L’officina in casa, capitolo venticinque – La manutenzione dei mozzi, parte seconda.

Dopo il breve intermezzo per vedere come sfilare il pacco pignoni, torniamo ai mozzi, in particolare a quelli con tecnologia a cuscinetti sigillati.
Nella prima parte, il capitolo ventitré, ho detto che in questo caso la manutenzione è ridotta, i cuscinetti non richiedono grasso (quelli completamente sigillati) e la registrazione è consentita solo su mozzi di alta gamma.
Una registrazione micrometrica che deve essere eseguita con un attrezzo dedicato a quel mozzo specifico e che in alcuni casi è possibile solo far eseguire dall’assistenza ufficiale.

Quindi di che scrivo se c’è nulla o quasi da fare? Una operazione c’è, ed è la sostituzione dei cuscinetti, perché quelli sigillati sono esenti da manutenzione e quando smettono di girare bene: si cambiano.
Quella che vedremo è una procedura in linea con il titolo di questa rubrica “casalinga” per la rapida sostituzione dei cuscinetti senza possedere attrezzi specifici.
Procedura che io sconsiglio vivamente per mozzi di alta gamma e con parti in carbonio, dove è necessario avere la attrezzatura giusta e di ottima qualità; ma tranquillamente applicabile su mozzi di gamma media, come il Novatec pescato dalla mia microfficina e destinato a fare da cavia in questo articolo.

Come si può vedere sono assenti le scanalature per l’ingaggio di una chiave per coni.

1543 Manutenzione mozzi sigillati 011513 Manutenzione mozzi 23

Ruotando però il cono di fermo compare un foro dove è avvitata un piccola brugola, solitamente richiede una chiave da 3 o da 2,5 ed è uguale a quelle che si usano per fissare le maniglie alle porte di casa.

1544 Manutenzione mozzi sigillati 021514 Manutenzione mozzi 24

Svitiamola senza estrarla completamente, per non perderla (ma è minuteria comune, reperibile presso qualunque buona ferramenta) e sfiliamo il cono di fermo.

1545 Manutenzione mozzi sigillati 031546 Manutenzione mozzi sigillati 04

Una volta rimosso ecco a vista uno dei due cuscinetti sigillati.

1547 Manutenzione mozzi sigillati 05

Per rimuoverli abbiamo bisogno di un martello in gomma. Pochi colpi decisi ma non forti sull’asse e questo si sfilerà con un cuscinetto ancora inserito e l’altro che è rimasto in sede nel mozzo.

1548 Manutenzione mozzi sigillati 061549 Manutenzione mozzi sigillati 07

Prendiamo l’asse e sfiliamo il cuscinetto rimasto (viene via a mano; se fosse ostico basta usare una morsa – senza stringere – come forchetta: si poggia in cuscinetto in piano tra le due ganasce della morsa e si da qualche colpetto sull’asse) perché l’asse nudo ci servirà per rimuovere l’altro cuscinetto, sfruttandolo come estrattore.

1550 Manutenzione mozzi sigillati 08

Infiliamo l’asse dalla parte dove il cuscinetto è già rimosso e facciamolo passare attraverso il foro del cuscinetto ancora in sede nel mozzo.

1551 Manutenzione mozzi sigillati 091552 Manutenzione mozzi sigillati 10

Un paio di colpi decisi con il nostro martello in gomma sull’asse dal lato dove il cuscinetto è assente e anche quello rimasto nel mozzo verrà fuori con facilità.

1553 Manutenzione mozzi sigillati 11

I cuscinetti recano sempre una sigla per identificarli, quindi è a questa che dovete fare riferimento per l’acquisto del ricambio giusto.

1554 Manutenzione mozzi sigillati 12

Abbiamo acquistato i cuscinetti nuovi, adesso dobbiamo rimontarli. Come facciamo senza avere una pressa per cuscinetti? Semplice, la fabbrichiamo noi, con materiale reperibile facilmente a costi irrisori.

Servono una barra filettata M5, due dadi M5 (meglio se flangiati) due rondelle con diametro interno da 5mm, due con diametro interno da almeno 9mm ed esterno coincidente a quello del cuscinetto (qui non posso darvi una misura unica, dipende dal cuscinetto) e due presse in legno che abbiamo creato con una semplice sega a tazza.

1555 Manutenzione mozzi sigillati 131556 Manutenzione mozzi sigillati 14

Perché in legno? Perché è un materiale facilmente lavorabile, basta un trapano e un poco di carta abrasiva per calibrare il diametro esterno ed è sempre più tenero degli anelli in metallo dei cuscinetti, quindi in caso di pressione eccessiva cede il legno ma non si deforma il cuscinetto o danneggia la sede nel mozzo.
Chi ha un tornio può creare una pressa in acciaio con precisione assoluta. Ma chi ha un tornio in casa vuol dire che è già bravo di suo, non ha certo bisogno dei miei consigli…

Una buona pressa non ha un costo esorbitante, è vero; ma se abbiamo una o due bici al massimo, la useremo tre o quattro volte nella vita.
E nemmeno un meccanico vi chiederà chissà che importi spropositati di mano d’opera per la sostituzione dei cuscinetti. Quindi ha senso fare da soli? Se guardiamo solo l’utilità economica forse no. Se invece a noi piace giocare con gli attrezzi e le bici allora si, ha senso. E poi sappiamo bene che pedalare su una bici che curiamo con le nostri mani è sempre più gustoso.

Nella lunga sequenza fotografica in basso tutta la procedura.

Prendiamo la nostra barra filettata tagliata a misura, 18cm sono sufficienti per mozzo anteriore e posteriore, e inseriamo il dado M5 e la prima rondella (quella con diametro interno da 5mm) …

1557 Manutenzione mozzi sigillati 15

…e poi quella in legno…

1558 Manutenzione mozzi sigillati 16

…e quella con diametro esterno coincidente al diametro esterno del cuscinetto.

1559 Manutenzione mozzi sigillati 17

Inseriamo il primo cuscinetto…

1560 Manutenzione mozzi sigillati 18

…e poi l’asse del mozzo.

1561 Manutenzione mozzi sigillati 19

Prendiamo il tutto e impuntiamo il cuscinetto con l’asse nel mozzo.

1562 Manutenzione mozzi sigillati 20

Giriamo la ruota sull’altro lato, prendiamo il secondo cuscinetto e inseriamolo sulla barra filettata, impuntandolo nella sua sede; volendo potete dare un leggero velo di grasso alle sedi dei cuscinetti per favorire l’inserimento.

1563 Manutenzione mozzi sigillati 21

Continuiamo l’assemblaggio della pressa secondo lo stesso schema usato dal primo lato, ovviamente invertendo l’ordine di inserimento; quindi prima la rondella con diametro esterno coincidente a quello del cuscinetto, poi la pressa in legno.

1565 Manutenzione mozzi sigillati 23

Rondella da 5mm e dado flangiato.

1566 Manutenzione mozzi sigillati 241567 Manutenzione mozzi sigillati 25

La pressa artigianale è pronta a svolgere il suo lavoro.

1568 Manutenzione mozzi sigillati 26

Due chiavi poligonali, una per lato, e via ad avvitare i dadi M5.

1569 Manutenzione mozzi sigillati 27

In questa fase di primo inserimento è particolarmente importante prestare massima cura che i cuscinetti entrino dritti. Assicuratevene prima che sia troppo tardi.

Dopo vari giri di chiave i cuscinetti sono a battuta all’interno del mozzo. Il leggero scostamento che si vede in foto è lo spessore della rondella a battuta sul cuscinetto, che in foto non si vede; ma la mia attrezzatura di ripresa è quello che è, e il fotografo pure…

1570 Manutenzione mozzi sigillati 28

Rimossa la pressa ecco i cuscinetti perfettamente inseriti nel mozzo con l’asse ben piantato.

1571 Manutenzione mozzi sigillati 291572 Manutenzione mozzi sigillati 30

Non resta che inserire il cono di fermo e avvitare la brugola che lo fissa sull’asse.

1573 Manutenzione mozzi sigillati 31

Semplice.

La prossima volta ci divertiremo giocando con i cuscinetti a coni e sfere.

 

Pubblicato in L'officina in casa | Lascia un commento

L’officina in casa, capitolo ventiquattro – Rimozione pacco pignoni e ruota libera

Un rapido intermezzo nella serie di articoli dedicati alla manutenzione dei mozzi: perché per lavorare sui cuscinetti dobbiamo prima rimuovere l’intralcio del pacco pignoni o della ruota libera.

Il pacco pignoni è l’insieme dei pignoni montato su un mozzo definito a corpetto, quasi sempre fissati a quest’ultimo con una ghiera mobile di chiusura con delle scanalature interne sagomate a richiedere un attrezzo specifico.
La ruota libera è l’insieme dei pignoni, tra loro solidali, dove il meccanismo di rotazione è in un pezzo unico con questi e anche qui c’è una ghiera, ma quasi sempre fissa, con due, quattro o più scanalature sagomate a richiedere un attrezzo specifico.

Rimozione pacco pignoni.

Per rimuovere un pacco pignoni da un mozzo a corpetto abbiamo bisogno di due attrezzi: una chiave a frusta e un estrattore specifico per la ghiera installata.
Nella immagine in basso una chiave a frusta e un estrattore specifico per Shimano/Sram, insieme a una normale chiave a cricchetto su cui innestare l’estrattore.

1518 Rimozione pacco pignoni 01

Di estrattori ne esistono diversi a seconda del produttore della trasmissione, come si può vedere nel confronto fotografico.

1519 Rimozione pacco pignoni 021520 Rimozione pacco pignoni 03

E in dettaglio le scanalature di quello per Shimano/Sram che userò in quest’articolo…

1521 Rimozione pacco pignoni 041522 Rimozione pacco pignoni 05

…dove rimuoverò un pacco pignoni Shimano Ultegra 6800, ritratto nella immagine in basso dove è ben visibile la ghiera di chiusura con le scanalature di ingresso dell’estrattore.

1524 Rimozione pacco pignoni 061526 Rimozione pacco pignoni 07

Per prima cosa dobbiamo posizionare la chiave a frusta; che è una semplice sbarra di metallo con due pezzi di catena attaccati: uno lungo e vincolato in un sol punto al corpo dell’attrezzo e l’altro molto corto e vincolato in due punti.

Con la parte lunga della catena dobbiamo abbracciare il pignone maggiore fino a trovarci con la parte di catena più corta più o meno a “ore 16″ . Questa posizione è la più comoda per tenere ben saldo il pacco pignoni impedendo la rotazione in modo da poter svitare la ghiera; e poi inseriamo l’estrattore nell’alloggiamento della ghiera.

1527 Rimozione pacco pignoni 081529 Rimozione pacco pignoni 09

Innestiamo la chiave a cricchetto (o una poligonale, l’estrattore ha l’ingaggio) ed esercitiamo contemporaneamente trazione in senso antiorario sull’estrattore e orario sulla chiave a frusta.

1530 Rimozione pacco pignoni 10

La coppia di serraggio della ghiera è sempre elevata, quindi dover esercitare una buona forza è normale. Svitiamo completamente la ghiere e sfiliamo i pignoni.

Un consiglio: tra i pignoni sono posti dei distanziali, che non hanno sempre uguale spessore. Prestate molta attenzione alla loro sequenza, appuntatela se siete smemorati come me; per fortuna in rete è in ogni caso facilmente reperibile la documentazione ufficiale cui fare riferimento per il corretto rimontaggio.
Rimontaggio che è molto semplice, basta reinserire in sequenza i pignoni e i distanziali e stringere la ghiera con l’apposito estrattore, la chiave a frusta non serve perché in questo caso dobbiamo avvitare e il pacco pignoni non ruoterà.

Molto rari sono i corpetti privi di ghiera di chiusura, che molte perplessità suscitano in ciclisti che se li trovano davanti per le prima volta e non vedono alcun ingaggio per l’estrattore. Non sono più utilizzati da anni, ma nel caso vi imbatteste in uno di questi ho la procedura fotografica: la mia Trek infatti è così :-)
Così come? Ossia, come lo blocchiamo questo pacco pignoni? Sfruttando il pignone più piccolo come ghiera di chiusura, quindi il corpetto avrà la filettatura sulla faccia esterna e il pignone una filettatura lungo la circonferenza interna.

Non serve l’estrattore ovviamente ma due chiavi a frusta; con la prima in posizione classica a tenere fermo il tutto (la blu/nera nelle immagini in basso) e l’altra usata in modo opposto (la rosso/silver) che abbraccia il pignone più piccolo per svitarlo.

1531 Rimozione pacco pignoni 111534 Rimozione pacco pignoni 141533 Rimozione pacco pignoni 131532 Rimozione pacco pignoni 12

Ed ecco in dettaglio il corpetto con a vista la filettatura esterna sull’estremità e un dettaglio del pignone di chiusura con la filettatura interna.

1535 Rimozione pacco pignoni 151536 Rimozione pacco pignoni 16

Per richiudere il tutto basta invece una sola chiave a frusta che dovrà abbracciare sempre il pignone inferiore ma montata in senso inverso a come quando abbiamo svitato. Trazione in senso orario e il pacco pignoni è fissato.

1536 Rimozione pacco pignoni 17

 

Rimozione ruota libera.

La ruota libera richiede un solo attrezzo, l’estrattore perché non è necessaria la chiave a frusta per tenerla ferma.

E’ il sistema più antico, quindi nel corso dei decenni la forma della ghiera solidale alla ruota libera è stata delle più varie.

Qui sotto un esempio di estrattori specifici per ruota libera, con a destra quello due tacche per Regina e similari, a sinistra quello per Maillard e similari e al centro sempre Maillard ma per mozzi Helicomatic la cui ghiera è invece removibile. L’estremità di quest’ultimo con la forma di un apribottiglie non è per rimuovere qualche strana ghiera ma è proprio un apribottiglie: che mattacchioni questi francesi, prosit! Vabbè.

1537 Rimozione pacco pignoni 18

Non avendo sottomano una bici con ruota libera per le foto, ho pescato dagli scatoli un mozzo con una ruota libera Regina installata. Priva di cerchio va bene giusto per far capire come usare l’attrezzo ma tenete presente che se la ruota non è montata, se cioè avete solo il mozzo fra le mani come in foto, la ruota libera non la smonterete mai perché è impossibile esercitare la forza (molta) necessaria senza il cerchio raggiato a tenere il mozzo fermo.

Questa la ruota libera…

1538 Rimozione pacco pignoni 191539 Rimozione pacco pignoni 20

…e questo l’estrattore che sarà usato.

1540 Rimozione pacco pignoni 211541 Rimozione pacco pignoni 22

Il problema con questo tipo di chiusura, a due o quattro tacche, è che gli incavi sono poco profondi e quindi l’attrezzo scappa danneggiando irrimediabilmente gli incavi stessi.
Un comodo trucco è sfruttare il Quick release per tenere l’attrezzo fermo in posizione e poi svitare in senso antiorario agendo sull’estrattore con una normale chiave poligonale sfruttando gli incavi predisposti. Più lunga la chiave poligonale (maggiore leva) meglio è.

1542 Rimozione pacco pignoni 23

Problema che non si pone con le ghiere a incavi multipli, come le Shimano da 3 a 7 velocità e similari o le Maillard e altre.

In questa immagine prelavata dalla rete si vede come questa ruota libera Regina, che usa lo stesso estrattore per Maillard visto sopra, presenta l’incavo di ingaggio ben profondo, quindi è impossibile che l’attrezzo scappi.

1543 Rimozione pacco pignoni 25

Di ruota libera a ghiera esterna e removibile che io ricordi c’è solo la Maillard Helicomatic, ma potrei sbagliare.

Qui in basso questo sistema mozzo/ruota libera montato sulla mia Anjou, dove è visibile la ghiera.
Il mozzo…

Un mozzo Maillard helicomatic di una mia (ex) Peugeot; si nota il corpetto per l'installazione della ruota libera

Un mozzo Maillard helicomatic di una mia (ex) Peugeot; si nota il corpetto per l’installazione della ruota libera

… e indicata dalla freccia la ghiera dentellata di chiusura.

0888 Peugeot Anjou 066

Come detto sopra gli estrattori per ruota libera sono molti perché è sistema usato da decenni ma conta poco la forma dell’estrattore; qui serviva vedere la procedura di rimozione è quella è sempre uguale.

Rimossi i pignoni avremo libero accesso ai mozzi per poterli revisionare, come vedremo la prossima volta dove l’argomento saranno i mozzi a cuscinetti sigillati; in quello successivo a essere sezionati saranno i mozzi a coni e sfere, con anche un mozzo che consente l’accesso ai cuscinetti senza rimuovere i pignoni.

 

 

Pubblicato in L'officina in casa | Lascia un commento

L’officina in casa, capitolo ventitré – La manutenzione dei mozzi, parte prima

L’argomento stavolta è la manutenzione dei mozzi, componente importante da trattare con cura.
Una ruota, l’ho scritto spesso qui sul blog, è anzitutto armonia: cerchio, mozzo e raggi che li uniscono devono lavorare in perfetto accordo e perché questo sia duraturo è indispensabile che ognuno riceva le giuste attenzioni. Per il cerchio sono poche, alla fine si tratta di tenere le piste frenanti pulite e sgrassate e verificare l’assenza di botte o piegature. I raggi richiedono il corretto tensionamento e la centratura complessiva della ruota (argomento ampiamente trattato con diversi articoli qui sul blog) e i mozzi devono essere registrati e ingrassati. Registrati quelli dove l’operazione è possibile.

Perché i mozzi possono ruotare o su cuscinetti sigillati, quindi scevri dalla necessità della manutenzione e non registrabili (alcuni modelli di gamma alta consentono un minima registrazione però) o su cuscinetti sciolti chiusi tra il cono e la pista del mozzo.

Distinguere quale tipologia di mozzo equipaggia la nostra bicicletta è facile anche dall’esterno, basta osservare se sono o meno presenti le scanalature di ingaggio sul cono necessarie alla chiave specifica.

Nella immagine un mozzo White Industries a cuscinetti sigillati dove è possibile notare l’assenza di qualsivoglia sistema di registrazione.

0711 Mozzi White Industries 14

E adesso un mozzo a coni e sfere, dove sono ben visibili invece le scanalature di ingaggio per la chiave sul cono e il dado di fermo.

1488 Manutenzione mozzi 01

Come sono fatti i mozzi all’interno lo vedremo fra poco, per adesso meglio chiarire un punto: la diatriba tra i sostenitori di un sistema contro l’altro.

Nessuno dei due è oggettivamente migliore, un mozzo a cuscinetti sigillati non è superiore a uno a coni e sfere e viceversa. A parità di qualità i due sistemi si equivalgono e del resto i mozzi White Industries fotografati all’inizio sono tra i migliori sul mercato e hanno cuscinetti sigillati; i mozzi Shimano Dura Ace che uso io (versione 7900) sulla mia Rose Xeon e i Campagnolo Chorus  di Elessar (e questo rende intuibili le mie preferenze…) sono anch’essi tra i migliori sul mercato e hanno tecnologia a coni e sfere. Quindi due mozzi di alta gamma che usano sistemi diversi, e credo che questo da solo basti a chiarire che conta la qualità non il sistema utilizzato. Quale usare è frutto di scelte personali, io preferisco quelli a coni e sfere ma solo perché mi consentono di lavorarci su, tutta la roba sigillata non è mai stata tra le mie preferenze.

Hanno però caratteristiche diverse, questo si.

I mozzi a cuscinetti sigillati si distinguono per la nulla manutenzione e la maggior protezione del cuscinetto.
Sui modelli migliori un cono tronco (senza cioè l’incavo per accogliere i cuscinetti sciolti) regolabile con una chiave per coni, a compasso, a brugola o specifica del produttore (insomma, ogni costruttore ha voluto dire la sua) determina una maggiore o minore pressione sul cuscinetto. Più è sfrenato migliore la scorrevolezza in cambio di una leggera imprecisione perché si forma un minimo gioco; più è serrato migliore la precisione in danno della scorrevolezza.

Per fare un esempio guardiamo un mozzo Mavic con tecnologia QRM+, acronimo di Qualité de Roulements Mavic+ (la Mavic è francese…) usando una immagine prelevata dal sito ufficiale, dove in blu è l’asse, in rosso il cuscinetto sigillato e il giallo il cono che gestisce la pressione sul cuscinetto e che viene regolato con una chiave specifica raffigurata affianco.

1489 Manutenzione mozzi 021490 Manutenzione mozzi 03

Se non necessitano di ordinaria manutenzione perché finché scorrono si lasciano lavorare e quando iniziano a grattare si sostituiscono, è anche vero che la loro sostituzione è laboriosa e richiede attrezzi specifici di ottima qualità, sia per rimuovere il vecchio cuscinetto che per pressare quello nuovo.

Se il mozzo non è un costoso top di gamma, nei prossimi articoli vedremo una soluzione artigianale a bassissimo costo per sostituire i cuscinetti sigillati; soluzione artigianale che sconsiglio caldamente su mozzi di pregio.

Vediamo come è fatto un mozzo a cuscinetti sigillati, immediatamente riconoscibile per l’assenza di qualsivoglia ingaggio per la chiave di smontaggio dei coni.

1513 Manutenzione mozzi 23

Però ruotando il cono di fermo troviamo una piccola brugola che ha lo scopo di tenerlo bloccato sull’asse.

1514 Manutenzione mozzi 24

Una volta sfilato appaiono i cuscinetti sigillati.

1515 Manutenzione mozzi 25

Ed ecco cuscinetti ed asse rimossi e alloggiamento del cuscinetto nel mozzo.

1516 Manutenzione mozzi 261517 Manutenzione mozzi 27

Questo appena mostrato è un mozzo tra i più semplici, ma in ogni caso quelli a cuscinetti sigillati presentano sempre un numero di componenti inferiore rispetto a mozzi a coni e sfere. La manutenzione su un mozzo di questo tipo è praticamente nulla e la sostituzione dei cuscinetti non è complicata, infatti lo userò come modello fotografico per indicare una procedura economica e alla portata di tutti per rimuovere e installare i cuscinetti nuovi.

In altri casi invece la revisione del mozzo a cuscinetti sigillati non è sempre agevole o richiede attrezzi dedicati per non danneggiarne il corpo, soprattutto quelli con parti in fibra di carbonio.

Sempre rifacendomi alla documentazione ufficiale dei produttori, guardate che significa sostituire i cuscinetti su una ruota stradale di gamma medio bassa  (e non lo dico con intento denigratorio, le ho usate con soddisfazione come ruote da allenamento e da battaglia e le ho trovate ottime in rapporto al prezzo; gamma medio bassa intesa quindi solo per il prezzo di acquisto) come le Fulcrum 5. E i cui cuscinetti, preciso, non sono del tutto sigillati ma una ingrassata la vogliono ogni tanto e per fortuna sono tra i più semplici su cui intervenire.

Diciamo che sui mozzi a cuscinetti sigillati si interviene poco; però con molti modelli di gamma alta quando è necessario metterci mano possono diventare ostici.

I mozzi a coni e sfere hanno i cuscinetti sciolti più esposti alla penetrazione di sporco e acqua e richiedono una costante manutenzione. Che è spesso facile (alcuni al posteriore però i cuscinetti li hanno nascosti talmente bene che per arrivarci ci vuole mezz’ora…) è possibile cambiare tutte le singole parti in caso di usura e possono essere regolati con precisione a seconda delle proprie esigenze; utilizzando le chiavi specifiche per i coni o due chiavi a brugola o una chiave a brugola e una per i coni, ogni connubio determinato dal sistema scelto dal produttore.

E’ la terza volta che le cito, vediamo cosa sono queste chiavi per i coni: sono normali chiavi poligonali che partono dalla 13 e arrivano fino alla 28 ma i coni più comuni (almeno per diffusione) utilizzano dalla 13 alla 17. Si caratterizzano per il ridotto spessore, in modo da poter essere inserite nel poco spazio a disposizione.

1502 Chiavi coni mozzi 011503 Chiavi coni mozzi 02

Non è necessario averle doppie, tanto per il dado di fermo si può usare una normale chiave poligonale, lo spazio c’è. Al limite si può avere di riserva una coppia di chiavi polimisura, da usare nelle emergenze e dal costo (e qualità) basso.

1504 Chiavi coni mozzi 03

 

Torniamo in argomento e vediamo come è fatto un mozzo a coni e sfere.
Il sistema si basa su due piste di scorrimento, una ricavata nel mozzo e l’altra sulla faccia interna del cono con le sfere sciolte che rotolano in mezzo.

Vediamo meglio.

Le piste sono ricavate all’interno del mozzo come evidenziato dalla immagine in basso dove ho ripreso il mozzo posteriore della mia Trek completamente smontato; affianco gli anelli di protezione (se ne usa uno per lato e la foto propone ambedue le facce) che sono spesso presenti su questi tipo di mozzi e che è consigliabile rimuovere per avere migliore accesso.

1491 Manutenzione mozzi 041492 Manutenzione mozzi 05

In queste immagini volutamente sovraesposte per “eliminare” i dettagli ininfluenti vediamo la sede di alloggiamento dell’anello di protezione e questo montato.

1493 Manutenzione mozzi 061494 Manutenzione mozzi 07

Al posteriore la pista è ricavata quasi sempre sfruttando il corpetto (per i mozzi che usano questo sistema di ritenuta per i pignoni) ma in alcuni casi dietro di esso.

L’immagine di sinistra mostra una pista di scorrimento ricavata nel corpetto, quella di destra una ben nascosta dietro il corpetto, che è quindi necessario rimuovere per arrivarci; come è facile intuire vedendo le scanalature di innesto del corpetto più esterne rispetto alla pista.

1495 Manutenzione mozzi 081496 Manutenzione mozzi 09

All’interno del mozzo è inserito un asse con le estremità filettate su cui sono alloggiati cono, eventuali distanziali e dado di fermo.

1497 Manutenzione mozzi 10

Il cono come si vede presenta due incavi per l’ingaggio della apposita chiave…

1498 Manutenzione mozzi 111499 Manutenzione mozzi 12

…e ha il profilo a cui deve il nome conformato per accogliere i cuscinetti.

1500 Manutenzione mozzi 131501 Manutenzione mozzi 14

E poi ci sono i cuscinetti sciolti, più raramente ingabbiati.

1505 Manutenzione mozzi 15

Ed ecco qui tutti gli elementi interni riuniti insieme, con un cono e un dado già montati sull’asse e un distanziale necessario perché è un mozzo posteriore.

1506 Manutenzione mozzi 15

I coni possono essere regolati e più sono serrati più la ruota sarà precisa ma meno scorrevole e viceversa. Il trucco, come in tutti i componenti con cuscinetti che lavorano sulla pressione esercitata dal serraggio, è trovare il punto di equilibrio tra precisione (ossia assenza di giochi) e scorrevolezza.

Una volta chiuso il tutto ecco come appare un mozzo a coni e sfere, dove sono ben visibili sia i coni che il dado di fermo, impossibile confondersi con un mozzo a cuscinetti sigillati.

Nelle immagini in basso sono raffigurati due mozzi anteriori, uno posteriore a filetto e uno posteriore a corpetto.

Anteriore.

1507 Manutenzione mozzi 161508 Manutenzione mozzi 17

Posteriore a filetto.

1509 Manutenzione mozzi 181510 Manutenzione mozzi 19

Posteriore a corpetto.

1511 Manutenzione mozzi 211512 Manutenzione mozzi 22

Bene, adesso sappiamo riconoscere con uno sguardo dall’esterno se i nostri mozzi sono a cuscinetti sigillati o a coni e sfere e sappiamo cosa si nasconde all’interno, rinunciando all’effetto sorpresa ma, credetemi, è meglio sapere prima cosa ci aspetta.

Giusto, cosa ci aspetta? La loro manutenzione, quindi smontaggio, revisione, rimontaggio e regolazione. La prossima volta però.

 

Pubblicato in L'officina in casa | Lascia un commento

Un vostro parere?

Mi serve un vostro parere, da lettori.

La prossima pubblicazione per la rubrica “L’officina in casa” riguarderà la manutenzione dei mozzi.
Operazione che, sapete già, è determinata dalla tecnologia del mozzo; se cioè è a coni e sfere o a cuscinetti sigillati, oltre tutte le possibili varianti per aprirli a seconda del produttore.

Nel caso della serie sterzo ho preferito impostare l’argomento con una introduzione (noiosa ma necessaria) teorica e poi descrivere in dettaglio i passaggi attrezzi alla mano.
Con i mozzi pensavo di seguire la stessa struttura, quindi prima parte teorica e poi quella o quelle pratiche, dipenderà dalla lunghezza.

Domando a voi: vi siete trovati bene con lo schema usato per la serie sterzo e vale la pena replicarlo anche per i mozzi, oppure passo direttamente alla pratica dando per scontato che le notizie toriche sono già conosciute o comunque facilmente reperibili altrove?

Non siate timidi e non abbiate remore a dirmi cosa non va bene. Io scrivo per essere letto e compreso e dei vostri pareri ho sempre fatto tesoro.

Pubblicato in Comunicazioni e richieste | 16 commenti

L’officina in casa, capitolo ventidue – La serie sterzo, parte terza

Adesso è la volta della serie sterzo per forcelle non filettate, anch’essa disponibile nei due formati da 1″ e 1″ e 1/8, nel nuovo standard da 1,5″ oltre che in quelli asimmetrici, per esempio 1″ e 1/8 nella parte superiore e maggiore in quella inferiore, come quella della mia Rose Xeon Crs che oggi, suo malgrado, vestirà i panni della modella fotografica.

1405 Manutenzione serie sterzo non filettata 01

Ma qui interessa come averne cura e, quali che siano le dimensioni, la procedura è sempre uguale ed è influenzata (solo in minima parte) dalla tecnologia della serie sterzo. Che può essere a calotte, semi integrata e integrata e con cuscinetti sciolti (raro) o sigillati. La serie sterzo a calotte è simile per forma e componenti a quella che abbiamo visto per la forcella filettata, quella semi integrata presenta anch’essa le calotte ma si inseriscono completamente o quasi all’interno del tubo sterzo scomparendo alla vista mentre quella integrata le calotte non le ha proprio, sono ricavate direttamente all’interno del tubo sterzo. Il sistema di chiusura e regolazione è sempre uguale: una brugola posta sulla sommità, trattenuta in alto da una calotta e che a si avvita in un fermo fissato all’interno del tubo forcella. Serrando la brugola tutto il sistema si “comprime” eliminando il gioco. Come sempre il giusto serraggio è l’equilibrio tra l’assenza di giochi e la necessaria scorrevolezza. A cambiare è la foggia del fermo contenuto all’interno del tubo forcella e quale usare lo stabilisce il materiale di quest’ultimo: tubi forcella in acciaio o alluminio usano il “ragnetto” mentre quelli in fibra di carbonio l’expander. Il ragnetto si presenta come nella immagine in basso…

1406  Manutenzione serie sterzo non filettata 02 1407 Manutenzione serie sterzo non filettata 03
e richiede uno strumento apposito per essere installato con precisione.
1408 Manutenzione serie sterzo non filettata 041409 Manutenzione serie sterzo non filettata 05
Mentre l’expander è come quello raffigurato sotto, dove la prima immagine rappresenta l’expander con anche il tappo di chiusura mentre la seconda l’expander nudo.
1410 Manutenzione serie sterzo non filettata 061411 Manutenzione serie sterzo non filettata 07
Non richiede alcun attrezzo specifico per l’installazione, solo una chiave a brugola. Il procedimento è semplice, basta inserire l’expander nel tubo forcella e poi serrarlo a battuta contro le pareti interne del tubo sfruttando l’ingaggio a brugola (che all’interno ha una filettatura a cui agganciare dopo la brugola di tensionamento, quella la cui testa emerge dal tappo) e poi chiudere l’insieme con il suo tappo. Alcune serie sterzo non hanno l’ingaggio per la brugola di espansione ma solo la filettatura per la brugola di tensionamento (detta anche di chiusura), un sistema secondo me poco efficiente.

Indicato dalla freccia l'ingaggio a brugola per l'espansione; all'interno si intravede la filettatura più stretta per la vite a brugola di chiusura

Indicato dalla freccia l’ingaggio a brugola per l’espansione; all’interno si intravede la filettatura più stretta per la vite a brugola di chiusura

1413 Manutenzione serie sterzo non filettata 09

Ripropongo per comodità l’immagine di una serie sterzo per forcella non filettata a calotte esterne con tutti i suoi componenti, ma trovate maggiori dettagli nel capitolo venti di questa rubrica.

1376 Serie sterzo non filettata

In realtà per l’ordinaria manutenzione della serie sterzo le notizie appena esposte non ci servono. Però soddisfano la naturale curiosità che viene quando la smontiamo per la prima volta; e può aiutare chi ha l’expander senza l’ingaggio a brugola per l’espansione ma con il sistema che sfrutta solo la vite a brugola di chiusura: ossia l’expander che scivola nel tubo forcella se si rimuove completamente la brugola di tensionamento, con evidente fastidio durante il lavoro. Bene, chiarito come è fatta una serie sterzo non filettata impugniamo gli attrezzi, una o due chiavi a brugola (dipende dal modello) è tutto ciò che serve. Qui in esame una serie sterzo semi integrata, in chiusura vedremo le poche differenze nella manutenzione di quella a calotte e quella integrata. Il modello scelto è quello installato sulla mia Rose Xeon Crs completamente in fibra di carbonio (quindi usa l’expander e non il ragnetto) che non necessitava di alcuna manutenzione perché l’avevo già fatta poche settimane fa, ma mi ero dimenticato di scattare le foto…

Per prima cosa rimuoviamo, se presente, il cappuccio in gomma che protegge la vite a brugola di chiusura e svitiamo.
1414 Manutenzione serie sterzo non filettata 101415 Manutenzione serie sterzo non filettata 11

Se, come nel mio caso, l’expander è del tipo con espansione indipendente (e quindi resta in sede anche se svincolato dalla brugola di chiusura) possiamo rimuovere completamente brugola e tappo.

1416 Manutenzione serie sterzo non filettata 12

Se invece l’expander usa solo la vita di chiusura allentiamola poco per volta fino a che riusciamo a sfilare l’insieme vite, tappo ed expander in modo che quest’ultimo non sia libero scivolando nel tubo forcella. Se succede nulla di grave per carità, si capovolge la forcella e con qualche colpetto lo si fa uscire, ma a volte gli oring che di solito vengono usati su questo tipo di expander rendono difficoltosa la fuoriuscita. Insomma, alla fine è solo una seccatura, ma se possiamo evitarla è meglio. Rimosso il tappo è la volta dell’attacco manubrio, a cui possiamo tranquillamente lasciare collegata la piega e tutto il resto.

1417 Manutenzione serie sterzo non filettata 13

Sfilato via l’attacco rimuoviamo anche l’eventuale o gli eventuali spessori presenti sotto…

1418 Manutenzione serie sterzo non filettata 14

…in modo che resti solo la “tazza” della serie sterzo. Che è sempre inserita a pressione ma può richiedere un poco di energia per essere sfilata. Se oppone resistenza aiutatevi facendola ruotare ma NON infilate mai qualcosa sotto (un giravite, un punteruolo) o roba simile per sollevarla.

Due righe di intermezzo a proposito di questo elemento della serie sterzo. Come vedete nella immagine quello montato sulla mia bici ha un notevole sviluppo in altezza. Ho preferito così piuttosto che una serie di spessori per raggiungere la stessa misura, trovo la forma tronco conica più gradevole rispetto al cilindro perfetto formato dagli anelli in successione.

1419 Manutenzione serie sterzo non filettata 15

Esiste comunque anche ad altezza minima, quasi zero per capirci, per chi necessita di un superiore dislivello sella manubrio, vuole cioè quest’ultimo montato il più in basso possibile. Rimossa la calotta quello che ci appare è l’anello di fermo indicato dalle frecce…
1450 Manutenzione serie sterzo non filettata 16

…che possiamo estrarre inserendo un piccolo cacciavite e facendo leva.

1451 Manutenzione serie sterzo non filettata 171452 Manutenzione serie sterzo non filettata 18

Sfiliamolo completamente, puliamolo e mettiamolo da parte. Attenzione però, perché rimosso l’anello la forcella sarà libera e il peso la farà cadere verso il basso. Preventivamente è meglio rimuovere anche la ruota anteriore per alleggerire l’avantreno e accompagnare poi delicatamente l’uscita della forcella dal tubo sterzo, che restare poi vincolata alla bici grazie al freno anteriore. Tolta la forcella avremo accesso al cuscinetto sigillato superiore.

1453 Manutenzione serie sterzo non filettata 19

Tiriamolo via dalla sue sede, non ci vogliono attrezzi solo le dita…

1454 Manutenzione serie sterzo non filettata 201455 Manutenzione serie sterzo non filettata 21

…in modo che appaia la calotta. Che come vedete è tutta interna al telaio, la parte a vista è davvero infinitesimale. Puliamo accuratamente il cuscinetto sigillato e verifichiamo se il suo scorrimento non presenta impuntamenti. Se “gratta” è meglio cambiarlo.

1456 Manutenzione serie sterzo non filettata 22

Alcuni consigliano di sollevare la sottile palpebra in gomma che protegge le sferette all’interno del cuscinetto e dare grasso nuovo. Io no, perché la palpebra per quanto delicati si possa essere si rovinerà determinando una precoce usura del cuscinetto; e perché, tranne i cuscinetti Chris King, il loro costo è minimo, meglio averli sempre nuovi. Se avete speso gli oltre 130 euro necessari per una serie sterzo Chris King (prezzo minimo, possiamo tranquillamente superare i 400 euro per una versione in titanio) lo stesso li metterete nuovi perché dopo tale investimento non vi vorrete perdere per i cuscinetti…

Il cuscinetto inferiore invece è rimasto sulla forcella.

1457 Manutenzione serie sterzo non filettata 23

Rimuoviamolo (basta sfilarlo, senza attrezzi) e puliamo bene sia la ralla che il cuscinetto che il tubo forcella che si è per forza sporcato durante queste operazioni.

1458 Manutenzione serie sterzo non filettata 241459 Manutenzione serie sterzo non filettata 25

Ed ecco a noi anche il cuscinetto inferiore, che abbiamo pulito e di cui abbiamo verificato il corretto scorrimento.

1460 Manutenzione serie sterzo non filettata 26

Ho detto in apertura che la serie sterzo della mia Rose Xeon Crs è differenziata, con la parte inferiore di diametro maggiore rispetto a quella superiore. Nella prima immagine di quest’articolo la differenza non è facilmente apprezzabile: mettendo a confronto il cuscinetto superiore (nero) con quello inferiore (silver) il diverso diametro balza subito all’occhio.

1461 Manutenzione serie sterzo non filettata 27

Piccolo intermezzo che c’entra nulla con la serie sterzo; è il dettaglio delle indicazioni per il corretto serraggio riportate sul tubo forcella. Informazione che in tanti trascurano ma che quando si ha a che fare con bici in fibra di carbonio è invece sempre bene seguire. Smonto tantissime bici, sono pochissimi i produttori che aiutano con questi suggerimenti.

1462 Manutenzione serie sterzo non filettata 28

Puliamo accuratamente la pista di scorrimento della calotta, quella dove dovremo reinserire in cuscinetto e diamo nuovo grasso. Al teflon e non al litio perché quest’ultimo potrebbe danneggiare la palpebra protettiva in gomma del cuscinetto.

1463  Manutenzione serie sterzo non filettata 291464 Manutenzione serie sterzo non filettata 26

Altri due piccoli intermezzi. Il primo. Il modo migliore per ingrassare queste parti è ricorrere a una siringa. In commercio ne esistono diverse, da avvitare al tubetto di grasso. Io non la possiedo perché il grasso preferisco comprarlo in barattolo (in questo modo costa meno: utile quando se ne usa molto come qui in microfficina, inutile se si ha solo la propria bici da curare) e quindi carico una normale siringa da 20ml, reperibile in farmacia con pochi centesimi. Bisogna riempirla a mano perché il grasso è troppo denso per essere aspirato ma in pochi minuti è carica e con un “pieno” si fanno una ventina di bici, visto che alla fine serve per la serie sterzo e i mozzi; dove ce ne vuole di più, come le calotte del movimento centrale, lo applico a mano dal barattolo.

1467 Manutenzione serie sterzo non filettata 29

Il secondo. Quei tubicini di squillante arancione che si vedono all’interno del tubo sterzo sono le guide affogate nel telaio per i cavi di cambio e deragliatore, ché la Xeon ha il passaggio cavi interno. Una soluzione comoda e intelligente, peccato che, pare, con le nuove versioni di questo telaio non sia più utilizzata, forse per contenere i costi.

1468 Manutenzione serie sterzo non filettata 301469 Manutenzione serie sterzo non filettata 31

Torniamo alla serie sterzo. Come si può vedere nelle immagini in basso il cuscinetto ha un suo profilo e bisogna quindi prestare attenzione al corretto verso di montaggio.

1470 Manutenzione serie sterzo non filettata 321471 Manutenzione serie sterzo non filettata 33

Questo nero, che è quello superiore, dovrà essere inserito nella calotta lasciando la parte piatta all’esterno. In pratica a toccare la pista della calotta dovrà essere la parte tronconica.

1472 Manutenzione serie sterzo non filettata 34

Filo di grasso anche sulla pista della calotta inferiore (mi sono accorto di non avere scattato la foto dopo aver rimontato tutto, comunque la procedura è uguale a quella della calotta superiore) e inserimento del cuscinetto; che consiglio di ruotare di diversi giri, così come quello superiore, in modo che il grasso si disponga bene.

1473 Manutenzione serie sterzo non filettata 351474 Manutenzione serie sterzo non filettata 361475 Manutenzione serie sterzo non filettata 371476 Manutenzione serie sterzo non filettata 38

Riprendiamo l’anello di fermo che abbiamo pulito…

1477 Manutenzione serie sterzo non filettata 39

…e diamo un velo di grasso alla parete interna del cuscinetto, lì dove l’anello poggerà. Grasso che avrà funzione protettiva più che lubrificante, per evitare che i due elementi possano saldarsi tra loro.

1478 Manutenzione serie sterzo non filettata 40

Con delicatezza reinseriamo la forcella, avendo cura che il tubo non si sporchi di grasso e blocchiamo subito con l’anello di fermo.

1479 Manutenzione serie sterzo non filettata 41

Inseriamo la calotta…

1480 Manutenzione serie sterzo non filettata 42

…l’eventuale distanziale inferiore…

1481 Manutenzione serie sterzo non filettata 43

…l’attacco manubrio (senza serrare le viti)…

1482 Manutenzione serie sterzo non filettata 44

…altro distanziale se presente…

1483 Manutenzione serie sterzo non filettata 45

…e infine il tappo con la sua brugola di tiraggio.

1484 Manutenzione serie sterzo non filettata 46

Con la serie sterzo così riassemblata è il momento di regolarla e lo faremo avvitando la brugola di tensionamento. Che dovrà essere stretta nelle giusta misura, ossia che elimini eventuali giochi e garantisca il necessario scorrimento dello sterzo. Non esiste un valore predefinito di serraggio, si seguono le “sensazioni”. Bici a terra, freni tirati (tutti e due) e scuotimento avanti e indietro della bici per assicurarsi non ci siano giochi. Anche sollevare l’avantreno e lasciarlo ricadere aiuta a capire se il serraggio è giusto. Rotazione destra/sinistra del manubrio, che deve scorrere libero ma non del tutto sfrenato. Le prime volte è necessaria qualche prova, poi con l’esperienza si apprende in fretta se il serraggio è giusto. Una volta chiusa in modo corretto la serie sterzo possiamo serrare anche l’attacco manubrio (se lo avessimo fatto prima la regolazione sarebbe stata impossibile); ovviamente tra il tappo di chiusura e la parte superiore del tubo forcella devono esserci almeno 2 o 3mm liberi, altrimenti la vite di tensionamento non potrebbe svolgere la funzione da cui prende nome, ossia tirare l’insieme forcella/serie sterzo.

Bene, serie sterzo a posto.

In chiusura alcune notazioni per serie sterzo integrata e a calotte.
In ambedue i casi la procedura è di fatto identica in quasi tutte le parti.

Per serie sterzo integrate ad essere lubrificate non saranno le calotte ma ovviamente le piste ricavate direttamente nel tubo sterzo, come indicato nelle immagini qui sotto di un telaio Caad10. Tutto il resto è uguale.

1485 Manutenzione serie sterzo non filettata 471486 Manutenzione serie sterzo non filettata 48

Se si rende necessaria la sostituzione dei cuscinetti (sempre del tipo sigillato su queste serie sterzo) bisogna sapere quali esattamente e non mi riferisco al diametro bensì al profilo. In genere è stampigliato un codice sul cuscinetto, quindi basta questo dato. Se il codice è assenta (e capita, ahimè…) ci vuole un piccolo attrezzo come quello raffigurato in basso che, inserito nel tubo di sterzo, ci fornisce tutti i dati necessari per capire il dimensionamento giusto del cuscinetto e l’angolo che dovrà avere il suo profilo. Ogni buona officina meccanica dovrebbe (dovrebbe…) averlo.

1487 Manutenzione serie sterzo non filettata 49

La sequenza delle operazioni è uguale anche per le serie sterzo a calotte con l’unica accortezza che alcune invece dei cuscinetti sigillati possono avere quelli sciolti, solitamente protetti da un sottile anello in gomma. In questo caso lubrificazione e regolazione sono uguali, massima attenzione a non far scappare i cuscinetti sciolti.

0680 Revisione serie sterzo 03

Una bacinella magnetica messa sotto aiuta a non perderli; in ogni caso vanno estratti con una pinzetta, poi si puliscono cuscinetti e calotte , si rimonta il tutto ingrassando e si regola l’insieme con la normale vite di chiusura.

0681 Revisione serie sterzo 040683 Revisione serie sterzo 060684 Revisione serie sterzo 070678 Revisione serie sterzo 01

Anche stavolta sono stato più prolisso di quanto avrei voluto; anche stavolta vi assicuro che ci vuole più tempo a leggere quest’articolo che a fare manutenzione della serie sterzo. E anche stavolta vi dico che però preferisco dilungarmi ma mettere chiunque in condizioni di svolgere bene e in piena autonomia questo lavoro piuttosto che correre il rischio di essere impreciso in nome della brevità. Che poi, mi domando, che fretta c’è?

Pubblicato in L'officina in casa | 2 commenti

L’officina in casa, capitolo ventuno – La serie sterzo, parte seconda

Dopo la prima parte sulla serie sterzo tutta teorica, noiosa ma necessaria, adesso è il momento di impugnare gli attrezzi. Che non sono molti, solo una chiave a brugola, una normale chiave inglese di misura adeguata, la chiave specifica per la calotta superiore e un poco di grasso.
Questi i pochi strumenti necessari per curare una serie sterzo per forcella filettata, che sia da 1″ o da 1″ e 1/8 non cambia. Per la serie sterzo non filettata bastano un paio di chiavi a brugola, ma di quest’ultima parleremo la prossima volta. Non perché sia difficile, anzi, è ancor più semplice da curare rispetto a una serie sterzo per forcella filettata; preferisco dividere per non creare confusione nella lettura.

Come tantissime operazioni che facciamo sulle bici la tecnica è semplice, ci vuole più tempo a leggere queste note che ad eseguirla e, al solito, solo la regolazione richiede un poco di esperienza. Ma se non si cimenta mai, l’esperienza non si accumula.

Bene, iniziamo a sporcarci le mani di grasso e stavolta non è una metafora, perché il grasso ci vuole davvero e ci si sporca…

Ecco come si presenta la “zona di lavoro”, qui con piega rimossa ma solo per esigenze fotografiche (mi toglieva visuale sui componenti) perché non è assolutamente necessario toglierla dal suo attacco; mentre per vedere una serie sterzo in tutti i suoi elementi, compresi quelli inseriti nel telaio, potete fare riferimento al capitolo precedente.

1380 Manutenzione serie sterzo filettata 01

Quello che ci serve è estrarre l’attacco manubrio, il dado di fermo e la calotta filettata in modo da avere accesso ai cuscinetti liberando la forcella, mentre la calotta inferiore, quella fissa nel telaio, lì resta.
L’attacco manubrio è inserito all’interno del tubo forcella e tenuto in sede mediante un expander governato da una lunga brugola. Quindi per prima cosa allentiamo (allentiamo solo, senza svitare completamente) la brugola posta sulla sommità.

1381 Manutenzione serie sterzo filettata 021382 Manutenzione serie sterzo filettata 03

Se chi vi ha montato la bicicletta è stato saggio ha sicuramente steso un velo di grasso sull’expander in modo che l’ossido che (inevitabilmente) si forma non lo ha “saldato” al tubo forcella. Se non lo ha fatto la situazione è risolvibile con un poco di pazienza, olio sbloccante e un mazzuolo in gomma. In mancanza vanno bene un martello e un pezzo di legno.
Bisogna spruzzare abbondante olio sbloccante all’interno del tubo forcella, il sistema più pratico e veloce è capovolgere la bici e agire da sotto, tanto il tubo è cavo. Meglio avvolgere uno straccio attorno al dado superiore di chiusura, per evitare di sporcare tutto quando l’olio uscirà da lì per gravità.
Qualche colpetto col mazzuolo sulla testa della brugola (oppure poggiando un pezzo di legno sulla testa della brugola e martellando questo, se non si possiede il mazzuolo in gomma: non colpire la brugola direttamente col martello in acciaio) in modo da staccarlo e poi dovrebbe essere facile estrarlo. Una volta sfilato pulitelo accuratamente, dategli un velo di grasso (trovandovi, ingrassate anche la filettatura della lunga brugola dell’expander) e mettetelo da parte in attesa del successivo rimontaggio.
Se è la prima volta che smontate questo componente ed è ossidato, meglio allentare prima il dado superiore della serie sterzo, che altrimenti dopo sarà difficile svitare mentre adesso potete sfruttare la presa offerta dal manubrio ancora installato.

Rimosso l’attacco manubrio è il momento di agire sul dado superiore di blocco. Di solito è da 30 ma non è sempre detto. Una normale chiave inglese e via a svitare.

1383 Manutenzione serie sterzo filettata 041384 Manutenzione serie sterzo filettata 05

Se presenti devono essere rimossi eventuali distanziali e il fermaguiana per il cavo freno.

La forcella è ancora in sede, trattenuta dalla calotta filettata. Poiché se state leggendo queste note suppongo sia la prima volta che vi cimentate in questa operazione significa che non sapete se la vostra serie sterzo ha cuscinetti ingabbiati o sciolti. Nel primo caso è semplice, perché anche rimuovendo tutto i cuscinetti restano insieme. Nel secondo caso è una bella seccatura perché allentando la forcella i cuscinetti sciolti inizieranno a scappar via e chi li ritrova più?

La cosa migliore in questo caso è ovviamente scoprire come sono i cuscinetti prima che sia troppo tardi; basta allentare di qualche giro la calotta superiore filettata mantenendo al contempo la forcella “in pressione” di modo che se i cuscinetti sono sciolti lo vediamo da sopra e impediamo che fuggano via dalla calotta inferiore. Per eccesso di prudenza si può anche avvolgere uno straccio attorno la calotta inferiore, una sorta di bendatura per impedire la fuga disordinata delle piccole sfere.

La chiave specifica da serie sterzo è inutile per svitare la calotta superiore; se è serrata talmente forte da rendere necessario l’attrezzo vuol dire che chi l’ha assemblata prima di voi l’ha rovinata.

Un volta rimossa la calotta superiore filettata la forcella scivolerà via e a noi resteranno i cuscinetti a vista all’interno delle calotte superiore e inferiore, posto che siano del tipo ingabbiato come quello dell’immagine sotto.

1385 Manutenzione serie sterzo filettata 061386 Manutenzione serie sterzo filettata 07

Nelle immagini sono privi di grasso ma solo perché ho usato una serie sterzo già pulita, in attesa di essere reingrassata. Se i cuscinetti sono sciolti bisogna prima estrarre con cautela (e magari una pinzetta e dopo aver turato il tubo sterzo con uno straccio) quelli contenuti nella calotta superiore, sempre tenendo la forcella in pressione. E poi capovolgere la bici e sfilare leggermente la forcella, quel poco a liberare i cuscinetti da tirar via sempre con una pinzetta. Meglio ancora con un piccolo cacciavite spingerli all’interno della calotta, sfilare del tutto la forcella e poi estrarli con calma. Ricordate che il grasso è adesivo, i cuscinetti ci si attaccano e quindi è estremamente facile (e probabile) che qualcuno sia rimasto attaccato alla ralla presente sulla forcella. E siccome sono anche dannatamente piccoli (e subdoli) farseli sfuggire è un attimo.

Ed ecco cosa ci troviamo tra le mani una volta rimosso tutto, e cioè la forcella e i componenti della serie sterzo che non sono fissi al telaio.

1387 Manutenzione serie sterzo filettata 081388 Manutenzione serie sterzo filettata 09

Come potete vedere nella immagine in basso, i cuscinetti ingabbiati prendono il loro nome dal fatto che le sferette sono tenute insieme da una gabbia appunto. Quello ripreso è lo stesso tipo di cuscinetto ma visto da ambo i lati, diversi tra loro ed è importante rispettare poi la giusta direzione di montaggio.

1389 Manutenzione serie sterzo filettata 10

Puliamo bene tutti i componenti smontati, le piste delle calotte inserite al telaio e la ralla sulla forcella. Se i cuscinetti ingabbiati sono parecchio incrostati di grasso vecchio si può metterli a bagno nel petrolio bianco (in una scatoletta di latta, quelle per il tonno sono perfette) e lasciare che il grasso si ammorbidisca e diventi facile rimuoverlo con uno spazzolino. Non agite mai con forza, il metallo delle gabbie è sempre molto tenero, si deforma facilmente e a quel punto non tratterranno più i cuscinetti.

Una volta che abbiamo tutto ben pulito ispezioniamo sia i cuscinetti che le calotte; è raro che le calotte siano rovinate, più facile che i cuscinetti si deformino. In questo caso è bene cambiarli. In ogni caso, che siano cuscinetti nuovi o i vecchi, dobbiamo reingrassare tutto.

Un velo di grasso sulla ralla…

1390 Manutenzione serie sterzo filettata 11

…e nella parte interna dei cuscinetti ingabbiati.

1391 Manutenzione serie sterzo filettata 121392 Manutenzione serie sterzo filettata 13

Grasso anche nelle calotte fissate al telaio, sia la superiore che quella inferiore e in quella superiore filettata.

1393 Manutenzione serie sterzo filettata 14

Inseriamo prima il cuscinetto inferiore sulla ralla della forcella, prestando attenzione al verso. La parte interna del cuscinetto, quella con lo spazio libero tra un cuscinetto e l’altro, è quella che deve andare a contatto con la ralla.

1394 Manutenzione serie sterzo filettata 15

Poi inseriamo il cuscinetto superiore nella calotta fissata al telaio; anche in questo caso è importante rispettare il verso di montaggio del cuscinetto, con la parte “bombata” che andrà a contatto con la calotta.

1395 Manutenzione serie sterzo filettata 16

Una notazione; quello indicato sopra è il corretto verso di montaggio per la serie sterzo usata come modello; alcune però hanno la calotta superiore, quella fissa nel telaio, che non è scavata come questa in foto ma ha lo stesso profilo della ralla presente sulla forcella. In questo caso il verso corretto del cuscinetto superiore è uguale a quello inferiore, cioè capovolto rispetto alla immagine che vediamo sopra.

Un velo di grasso pure sulla filettatura maschio del tubo forcella che, sapete, è una mia abitudine con tutte le filettature per mantenerle sempre efficienti.

1396 Manutenzione serie sterzo filettata 17

Adesso non resta che inserire la forcella e avvitare la calotta superiore filettata, a mano. E poi via via tutti i restanti componenti della serie sterzo, compreso distanziali ed eventuale fermaguaina freno. Inseriamo anche l’attacco manubrio e siamo così pronti per la regolazione. Consiglio di montare prima tutto e poi regolare perché così è più facile avvertire eventuali giochi, ma chi vuole può regolare la serie sterzo anche prima di rimontare l’attacco. Solo è un poco più difficile avvertire se il serraggio è corretto.

Avvitate la calotta superiore, a mano va bene, fino a che non raggiungete il giusto compromesso tra l’assenza di gioco e la libera rotazione dello sterzo. Come tutte le operazioni che riguardano cuscinetti che lavorano sul serraggio, questo è sempre un punto di equilibrio tra le opposte esigenze di avere il movimento libero e la assenza di giochi. Serrando molto il gioco non ci sarà ma lo sterzo sarà frenato; quindi la bici inguidabile e i cuscinetti rovinati. Se troppo lento lo sterzo scorrerà bene ma la bici sarà inguidabile e i cuscinetti rovinati. E’ lo stesso principio del movimento centrale a perno quadro a calotte o dei mozzi.

Una volta fatta la mano sarà facile capire se si è serrato il giusto, ma le prime volte è meglio fare delle prove, muovendo la bici a freni tirati per vedere se il manubrio balla (per questo ho consigliato prima di montare tutto) e se lo sterzo è libero o frenato.

Trovato il punto di equilibrio nel serraggio è il momento di prendere la chiave specifica per la serie sterzo; che non è solo una chiave di misura adeguata ma soprattutto è sottile, tale quindi da riuscire a inserirsi sotto il dado di chiusura per ingaggiare la calotta filettata. Nelle immagini in basso la chiave da sola e il suo spessore messo a confronto con quello di una chiave inglese tradizionale.

1397 Manutenzione serie sterzo filettata 181398 Manutenzione serie sterzo filettata 19

E’ un attrezzo che non costa molto, io ho preferito questo polimisura, in modo da avere una unica chiave per i diversi standard e risparmiare spazio ché la microfficina non si chiama micro a caso…

1399 Manutenzione serie sterzo filettata 201400 Manutenzione serie sterzo filettata 21

La sua funzione adesso non è quella di serrare ulteriormente la calotta superiore filettata, che abbiamo già regolato , ma di tenerla ben ferma mentre stringiamo con decisione il dado superiore di fermo con altro attrezzo, per evitare che quest’ultimo trascini con se anche la calotta rovinando la regolazione.

E deve essere sottile perché come si può vedere lo spazio è davvero minimo.

1404 Manutenzione serie sterzo filettata 26

Nella sequenza fotografica in basso ho preferito mostrare gli attrezzi senza attacco manubrio montato e ho usato una chiave chiusa altrimenti non riuscivo a scattare le foto, la chiave cadeva. Ovviamente con l’attacco montato ci vuole una chiave aperta.

1401 Manutenzione serie sterzo filettata 221402 Manutenzione serie sterzo filettata 231403 Manutenzione serie sterzo filettata 241404 Manutenzione serie sterzo filettata 25

Io per mia comodità stringo sempre un poco in più la calotta perché poi, avvitando il dado di fermo, tendo a svitarla leggermente sfasando la regolazione. Ma se parto da quel grado in più di serraggio il movimento che mi “scappa” sempre non fa che riportare la giusta regolazione.

Anche se la spiegazione si è molto dilungata, è una operazione davvero semplice. Ho preferito però eccedere nello scritto perché mi rivolgo anche a chi non ha mai preso un attrezzo in mano; molte cose che per tanti di voi sono scontate per chi è alle prime armi non lo sono così come per chi non ha mai visto una serie sterzo smontata.

La prossima volta toccherà alla serie sterzo non filettata a cuscinetti sigillati, ma lì è davvero una sciocchezza.

Pubblicato in L'officina in casa | Lascia un commento

Richiesta per chi ha acquistato il libro su Itunes

Ok, la cosa vi farà sorridere ma guardate per esempio la numerazione dei capitoli de “L’officina in casa” oppure il corniciello che fa bella mostra sulla piega di Elessar per non parlare degli incastri fatti con Taverna per non far partire o arrivare il telaio nel giorno che cade tra il 16 e il 18 del mese e lo stesso dicasi per la pubblicazione del libro.

Ecco, a proposito del libro, se qualcuno tra voi lo ha acquistato su Itunes potrebbe andare a mettere le stelle? Una, due, potete scrivere che il libro non vi piace, i soldi buttati che più buttati non si può, quello che vi pare ma fare scomparire quel malefico numero tra le valutazioni ricevute… :-o

Pubblicato in Comunicazioni e richieste | Lascia un commento